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Se bella vuoi apparire un poco devi soffrire…ma sarà vero?

In questo nuovo numero di “Storie dal treno” vi parliamo di primi appuntamenti e di come le donne e gli uomini si preparino ad essi: ci sono differenze? E se sì, quali?

Oggi fa freddissimo!”

“Ci credo, ti sei messa questo vestito!”

Sui treni se ne sentono di tutti i colori, ma questa conversazione tra due amiche di circa 16 anni ha attirato tutta la mia attenzione.

“Eh ma dovevo per forza metterlo…più tardi mi vedo con Jacopo”.

Quante volte vi siete trovate anche voi nella stessa situazione, magari in occasione di un primo appuntamento?

Il retaggio culturale di cui siamo figlie ci impone che “se belle vogliamo apparire, un po’ dobbiamo soffrire”: quanto sono cambiate le cose per le ragazze e i ragazzi di oggi?

Io penso che ci sia stata un’evoluzione perché la nostra cultura fino a 5 anni fa ha sempre reso glamour il prepararsi e farsi belli prima di un appuntamento per entrambi i sessi. A un certo punto ho notato che c’è stata una sorta di inversione di trand e lo stesso è stato anche per me: se prima mi preparavo con ore e ore d’anticipo, a un certo punto ho cambiato visione perché ho capito che non ha senso mostrarsi per quello che non si è. Tuttavia, è sempre vero che, sia per questioni sociali che caratteriali, mi sono sempre sentita insicura prima, durante e dopo un appuntamento, perché non pensavo di essere abbastanza attraente da un punto di vista fisico”. Così la pensa Arianna, 22 anni e studentessa universitaria.

Se si pone la stessa domanda ad un ragazzo, la risposta cambia radicalmente: “Mi vesto come mi va per stare a mio agio: se mi sento a mio agio col maglione infeltrito metto quello senza problemi”, come mi ha sinceramente confessato Fulvio, 23 anni.

Come risulta evidente, ancora una volta a patire maggiormente il peso della società sono le donne: vestirsi bene, truccarsi in un certo modo e prepararsi prima di un appuntamento non sono tanto espedienti per piacere di più al partner quanto piuttosto per sentirsi padrone di sé stesse in contesti in cui si è maggiormente esposti.

Perché inevitabilmente confrontarsi con l’altro sesso vuol dire esporre sé stesse, e questo non è facile in una società in cui si viene continuamente giudicate: una donna che indossa jeans e maglietta al primo appuntamento è una perdente, mentre una che si veste in maniera troppo provocante è una poco di buono.

Ai primi appuntamenti cerco di mostrarmi sempre nella mia quotidianità ed evito di indossare gonne o abiti che mi scoprono troppo perché non mi piace l’idea di mostrarmi subito, anche fisicamente, a qualcuno che non conosco ancora bene”, afferma Alessia, studentessa di 23 anni.

Si corre il rischio di esporsi sempre troppo, o troppo poco e a stare tranquille proprio non si riesce, soprattutto quando si è continuamente tartassati dai dati sulle molestie subite dalle donne: secondo l’Istat, infatti, il 31,5% delle donne tra 16 e 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica (ricordate, tra le tante, quella di Dajana?). E nella maggior parte dei casi, la colpa ricade sulla donna, in quanto “vestita in maniera troppo provocante”.

Ecco perché in Canada sono state istituite le “slut walk, dopo che un ufficiale di polizia di Toronto aveva esortato le donne “a non vestirsi come prostitute per non essere stuprate. 

Prepararsi e farsi belli per qualcuno non dovrebbe mai essere un’imposizione né un supplizio. Al contrario, può essere divertente e un modo per prendersi cura di sé stessi.

Quindi iniziate con il lavorare sull’accettazione di voi stesse (ad esempio, leggendo il manuale di crescita personale di Miraja) e vedrete che non avrete più bisogno di indossare abiti corti quando fa freddo solo per fare colpo su un ragazzo. A meno che, ovviamente, non lo vogliate!

Irene Centola

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