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Chirurgia estetica: pro e contro

I dati più recenti dimostrano come sempre più persone decidono di attuare interventi di chirurgia estetica. Ma quali sono le motivazioni reali alla base di una tale scelta? 

Nel 2021 sono stati eseguiti nel mondo quasi 13 milioni di interventi di chirurgia estetica e circa 17,5 milioni di trattamenti non invasivi.

Questi dati devono farci riflettere, dal momento che evidenziano uno standard indubbiamente in crescita e che sembra essere contraddittorio con la sensibilizzazione sul body shaming che tanto sta a cuore negli ultimi tempi.

Fonte: pixabay

Si parla spesso, infatti, di accettare sé stessi e allenare la propria autostima (anche mediante percorsi di coaching e formazione) eppure, il discorso è molto più complesso di quanto sembra: è evidente che la percezione comune è un’altra e vale la pena approfondirla senza banalizzare.

Innanzitutto, bisogna fare una distinzione tra chirurgia estetica e medicina estetica, che spesso vengono confuse: “a differenza della chirurgia estetica, la medicina estetica non necessita di operazioni chirurgiche, quindi l’invasività dei trattamenti è nulla o notevolmente ridotta” spiega Silvia, 35 anni ed estetista qualificata. Già questo è un primo spunto interessante: per quale motivo la prima viene demonizzata mentre la seconda è socialmente accettata?

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Una risposta si potrebbe trovare nelle opinioni di alcuni intervistati:

Credo che la chirurgia estetica sia utile per chi ha subito gravi ferite o per chi ha delle malformazioni, ma non mi fa impazzire chi si rifà per ragioni puramente estetiche perché spesso lo si fa per rientrare in determinati canoni di bellezza imposti dalla società” spiega Fulvio, 24 anni, e poi aggiunge “ormai è una cosa che si sta normalizzando e non fa più notizia come poteva accadere qualche anno fa”.

Che non faccia più notizia è vero, ma si può dire lo stesso sia per gli uomini che per le donne?

Per le donne fare uso di chirurgia estetica è sdoganato, mentre per gli uomini no, vengono giudicati di più” riflette Aurora, 24 anni. Ne è la riprova il commento di Fulvio che a questa domanda risponde che “il maschio rifatto mi fa più impressione, non ti so dire il perché”.

Ancora una volta, quindi, siamo davanti non solo a una questione sociale (per via dei costi spesso proibitivi di determinati trattamenti che sono accessibili solo a pochi) ma anche a una questione di genere: “la società ha certe richieste solo nei confronti delle donne, tutto ciò che viene richiesto agli uomini invece non ha molto a che fare con la loro immagine, quanto piuttosto con la loro forza o virilità” afferma Arianna, 23 anni, che riflette su quanto il patriarcato abbia influenzato negli anni il modo di vivere il corpo sia delle donne che degli uomini.

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Penso che le persone che fanno uso di chirurgia estetica siano troppo insicure o troppo vanitose, o semplicemente non accettano i cambiamenti del proprio corpo” (Emilio, 33 anni) … ma è davvero così? Quante di queste scelte, infatti, sono indotte da motivazioni personali e quante da pressioni sociali?

Le cause maggiori credo che siano le spinte sociali e la comparazione che avviene ancora di più con i social media negli ultimi anni. Chiaramente c’è anche una minima parte di persone che semplicemente vogliono cambiare i propri connotati perché gli va e ciascuno è libero di fare ciò che vuole con il proprio corpo” (Arianna, 23 anni).

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È evidente che si è davanti ad un discorso complesso, forse riassumibile con l’opinione di Valentino, 24 anni: “Penso che il tutto non possa essere ridotto ad una morale di bene o di male perché è vero che esistono diversi fini e modalità di intervento sul proprio corpo, a prescindere che lo si faccia per una questione estetica o per una funzionale. Il discorso diventa ancora più complesso ovviamente se si parla delle persone trans e di disforia di genere (argomento che abbiamo trattato in questa intervista)”.

Puntare il dito è facile, ma bisogna essere capaci di inscrivere tutte le scelte che compiamo nel contesto in cui viviamo : “è vero che la società sta portando ad un’esasperazione della pratica della chirurgia estetica ma questo fenomeno non è isolato e deve essere inscritto nel contesto socio-culturale dell’Occidente in cui c’è una continua corsa al miglioramento generale, in cui tutto deve essere in competizione e tutto deve essere migliorabilecontinua ValentinoAnche quando pensiamo di agire liberamente in realtà siamo stati influenzati dalla pressione sociale che ci impone di essere più performanti e produttivi al punto tale da credere che attuare interventi chirurgici sia espressione di libertà quando in realtà è proprio il contrario”.

Ancora una volta, quindi, la questione è sempre una: solo decostruendo i concetti e la cultura di cui siamo figli, riusciremo veramente ad essere liberi.

Irene Centola

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