Cristian Leccese si racconta senza filtri, dall’infanzia alla commozione “seguite sempre i vostri sogni”

Cristian Leccese, 40 anni e di Gaeta, da sempre ha a cuore il territorio gaetano e l’impegno nel sociale: al Desert Miraje® racconta la sua personalità e i suoi inizi in politica

Mi sono sempre occupato della mia città e della mia comunità. Fin da piccolo cercavo di essere il punto di riferimento delle persone intorno a me per essere di aiuto: nell’adolescenza, nella comitiva, dalle feste agli incontri. Ho sempre raffigurato la leadership in tutte le situazioni in cui vivevo. Allo stesso tempo, sono riservato e introverso, lo facevo con la bontà di farlo e mai per esserne protagonista. Questo mi ha portato a essere un po’ penalizzato. A volte mi hanno detto che sono antipatico. La verità è che sono un po’ timido”.

Cristian Leccese è un figlio di Gaeta. Nato e cresciuto in questa città, 40 anni e una splendida famiglia, è un ragazzo brillante, alla mano e solare. È educato, sempre col sorriso, una persona che ti mette a tuo agio. Eppure di qualsiasi cosa tu voglia parlare sa tutto, perché è preparatissimo. In politica dal 1998, da circa 20 anni è il direttore della Cooperativa La Valle, una realtà specializzata nell’assistenza riabilitativa neurologica, ortopedica e funzionale nata negli anni ’70 nella città di Gaeta (LT).

Foto di Innovation Projects, riproduzione riservata

Penso che la vita mi abbia naturalmente portato a lavorare lì, ecco perché vivo il mio lavoro come una missione – racconta al Desert Miraje® Magazine con gli occhi lucidi – negli anni ne ho fatto una scommessa imprenditoriale e professionale; so che significa molto per la città, il nostro rapporto con gli utenti e le famiglie penso che contribuisca a dare un alto valore sociale. Forse perché vivo la disabilità in prima persona con mio fratello Giacomo, con il quale ho un legame molto forte. Non ha mai subito il bullismo, Gaeta lo ha sempre accolto e questo è bellissimo.

Non so perché, ma sento dentro di me il bisogno di far percepire all’interlocutore le mie braccia aperte, la mia apertura. È indispensabile essere in sintonia con l’altro, soprattutto con quelle persone che questa sensazione di solito non ce l’hanno, come infermi, anziani, disabili. Utilizzo molto il linguaggio non verbale per esprimermi, e per deformazione professionale uso questa forma di comunicazione con tutti”.

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Diplomato al liceo scientifico di Gaeta, oggi laureato in Giurisprudenza e iscritto all’albo degli avvocati, Cristian ha iniziato a lavorare giovanissimo. Socialmente impegnato da sempre, ha la passione per la politica da quando era solo un ragazzo. “Papà era un vecchio attivista del partito socialista e un giorno mi propose di occuparmi di politica, avevo 17 anni. Ma lo facevo già a scuola, a 14 anni ero rappresentante di classe, poi rappresentante di istituto. Ciò che mi spronava a interessarmi degli altri era il vissuto delle persone. L’aiuto, l’amico che ti era di supporto anche per un passaggio, una delusione d’amore. Aiutare mi dà una grande soddisfazione.

Se dovessi definirmi in 3 aggettivi – continua – direi intraprendente, timido e sensibile. Piango per tutto. Soprattutto la tradizione del mio territorio mi commuove. Tengo a cuore che il mondo giovanile possa avere opportunità importanti e cerco di immaginare se può essere fatto qualcosa. Penso che più giovani si occupano della società più la qualità di quella società migliora. Dobbiamo intervenire molto per parlare, trasmettere valori e fornire strumenti, dare delle possibilità di fare esperienze nella città in cui vivono da ogni punto di vista per vivere serenamente in un territorio che li accolga.

Foto di Innovation Projects, riproduzione riservata

Dal punto di vista lavorativo, penso che la politica gaetana debba fare un esame di realtà, per capire quali sono gli sbocchi lavorativi concreti. Come tutta la filiera legata allo sviluppo turistico, ai servizi, all’accoglienza e all’economia del mare. Abbiamo un grande potenziale in questi ambiti che a mio avviso vanno incentivati, sensibilizzando le persone al valore intrinseco a ogni tipo di lavoro”.

Forse per il suo trascorso, forse per il suo lavoro, ma anche per le sue origini, Cristian è sicuro e umile, competente e alla mano. “Sono cresciuto in zona Piaja, un quartiere periferico. Quando ero piccolo vivevo attaccato a mia mamma, lavorava al Comune. Ricordo che uscivo da scuola all’una e quando aveva il turno di pomeriggio io scorrazzavo per i corridoi comunali; giravo tra gli archivi, mi divertivo a giocare tra le carte mentre i colleghi di mamma lavoravano.”

Cristian Leccese a casa, mentre gioca con i suoi figli

A questo punto Cristian si blocca, come davanti a un’immagine. Sospira, sorridendo, e gli occhi si riempiono di lacrime. Cosa ti dà gioia in questo momento? “Un giorno stavo giocando al primo piano, avevo 10 anni. Presi un foglio e sopra ci scrissi ‘Sindaco Cristian Leccese’. Spero con il cuore che sia stato un segno del destino. Ecco il motivo del mio spirito di servizio, ecco il motivo per cui quando papà mi propose di fare politica tutto si fece chiaro davanti a me.

Oggi provo a trasmettere l’importanza di seguire i sogni ai miei figli, che sono tutto per me e mia moglie. A volte mi chiedono: qual è il lavoro più pagato? Rispondo l’inventore. Così un giorno mi hanno chiesto: come hanno fatto a inventare queste cose? Con i sogni – conclude, stropicciando gli occhi – Credo che tutto parta da lì. Sono una tela bianca, una matita che comincia a disegnare. Poi sta a lavoro, impegno e sacrificio dargli colore. Se non viviamo per sognare e realizzare le cose che ci fanno stare bene, che viviamo a fare?”.

Cristian Leccese

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