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Aurora Ramazzotti a Gaeta, l’intervista di Desert Miraje®: “Siate voi stesse anche se è difficile”

Il Desert Miraje Magazine ® ha seguito da vicino il Festival dei giovani di Gaeta ed è riuscito ad intervistare Aurora Ramazzotti: ecco cosa ha detto a Miriam Jarrett, responsabile della redazione.

Cosa si prova quando si incontra un vip? Soprattutto, chi è veramente un vip?

Questa è la domanda. Perché in una società in cui tutti provano ad apparire diversi rispetto a ciò che sono, in fondo tutti siamo noi stessi e nessuno lo è.

Ma qualcuno ci riesce. In qualche modo prova a fregarsene di ciò che pensano gli altri e si guarda dentro. E l’autenticità si sente. A prescindere dal fatto che tu possa essere più o meno in vista.

Aurora Ramazzotti al Festival dei Giovani, Gaeta. Foto di Daniele Izzi (Ig eazidesign) riproduzione riservata

Era una mattina come tante. Lavoro, caldo, eventi, interviste. Solito per un giornale che si occupa di storie di vita. Che ascolta tutti, chiunque. Anche la cosa più banale può nascondere una grande importanza.

Otto aprile 2022, Festival dei giovani di Gaeta, settima edizione. Un evento che raccoglie migliaia di ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte dell’Italia e in cui si affrontano tematiche importanti ma in maniera leggera. Uno spazio di ascolto, di confronto, terra fertile per il Desert Miraje Magazine.

Aurora Ramazzotti al Festival dei Giovani, Gaeta. Foto di Daniele Izzi (Ig eazidesign) riproduzione riservata

Un settimanale di inchiesta e crescita personale che ha come protagoniste persone comuni ma speciali, che ogni giorno provano a superare i propri deserti per raggiungere l’oasi: il benessere, la felicità, trasformando le difficoltà in qualcosa di positivo. La nostra chiave è il miraggio, quel sogno che vedi solo tu e solo tu puoi realizzare.

Mentre pensavo a questo, pillole di un alter ego da spiritual coach perennemente in quel suo mondo che ancora non ho definito per bene, l’ho vista. Una ragazza come tante, in jeans e stivaletti. Se non fosse stato per la sua altezza poteva essere chiunque. Bella, al naturale, senza trucco, gli occhiali neri. Il sorriso. Questo la rendeva speciale.

Aurora Ramazzotti al Festival dei Giovani, Gaeta. Foto di Daniele Izzi (Ig eazidesign) riproduzione riservata

Mi avvicino, la sua dimestichezza mi ha colpita. È Aurora Ramazzotti, 25 anni e già idolo per i giovani. Non perché sia “la figlia di”, ma perché è speciale. Lei è vera, autentica e per quanto possa essere difficile esserlo nel 2022 per una ragazza con due genitori di nome Maria e Salvatore, immaginiamoci Eros e Michelle Hunziker.

La pressione. La paura di sbagliare. La paura di non arrivare. L’ansia. In quanti di noi ci riconosciamo?

Aurora Ramazzotti con Miriam Jarrett Miraja al Festival dei Giovani, Gaeta. Foto di Daniele Izzi (Ig eazidesign) riproduzione riservata

Aurora Ramazzotti, però è figa davvero. È venuta al Festival dei Giovani di Gaeta per testimoniare le sue difficoltà e far sì che la sua esperienza possa essere di aiuto agli altri. A parlare di salute mentale con la psicologa e psicoterapeuta Valeria Locati e del progetto avviato con Freeda, Blue Chats, che fa cose molto simili a quelle che facciamo noi. Utilizzare le testimonianze e le storie vere come esempio e forza.

Ma com’è Aurora? Per lavoro una presentatrice televisiva e influencer, attiva nel contrastare fenomeni di diversity come cat-calling, ovvero “quel fatto che non si fischia alla donna”, come lo definisce simpaticamente sul suo profilo Instagram, e body shaming, l’atto di deridere/discriminare una persona per il suo aspetto fisico.

Mi sono imbattuta nelle sue storie in evidenza e ci sono rimasta incollata per circa 30 minuti. Ti tagli dal ridere, con la sua “Rubrichetta”, una comica nata, che parla con saggezza e ironia ai follower come ad amici storici. Unica.

Aurora Ramazzotti al Festival dei Giovani, Gaeta. Foto di Daniele Izzi (Ig eazidesign) riproduzione riservata

Per il resto Aurora è una ragazza senza trucco che non ha paura di mostrarsi alla luce del sole con l’acne. Che non ti guarda dall’alto in basso, ma dritto negli occhi. Con l’empatia di sentire, piuttosto che osservare. Che vive, esce e affronta il mondo come tutte noi. Che non vuole deludere i genitori, non sentirsi sminuita, che va dallo psicologo e accetta i suoi limiti, e lo consiglia anche agli altri. E che si sente dire di tutto dalla gente, come “che bella vita”, “beata lei”, “che ne sa della sofferenza”, “che deve capire”.

Riuscite a immaginare cosa possa significare svegliarsi, scendere e avere gli occhi di tutti puntati addosso? Oppure aprire un giornale che ti fa passare quasi per una frivola ubriacona, perché magari hai passato due serate con gli amici? Commettere un’ingenuità, un errore come tutti per trarre insegnamento, finendo quasi in coma etilico e poi fare i conti con te, con i tuoi e con il resto del mondo, anche se quella cosa è solo tua? Nel bel mezzo di un incessante chiacchiericcio che mormora “a chi mai interesserà perché lo ha fatto? Tanto è ricca, famosa e viziata”. Giusto?

Non credo. Penso invece che per ammettere, recuperare, testimoniare, migliorare, essere felice soprattutto in quei panni, ci voglia fegato. Ci vogliono palle.

Aurora Ramazzotti con Miriam Jarrett Miraja al Festival dei Giovani, Gaeta. Foto di Daniele Izzi (Ig eazidesign) riproduzione riservata

Allora l’ho seguita, non volevo disturbarla. Ho ascoltato due interviste rilasciate qua e là, tra gli stand radiofonici del Festival. L’ho osservata, volevo capire una persona nota come “vip” come faccia a gestire le proprie emozioni. Belle, come in questo caso, ma comunque tante, tutte insieme. E io di solito in circostanze simili scappo al bagno.

Poi ci siamo guardate e mi ha sorriso. In qualche modo ci siamo riconosciute, abbiamo sentito quella solidarietà femminile che accomuna le donne per le donne. Quelle che hanno la forza di mettersi in gioco, soprattutto in discussione. Che se da un lato si sono scritte in fronte “non me ne frega un ca***”, dall’altro hanno capito che gestire la propria pancia viene prima di tutto.

Secondo l’indagine di Skuola.net “Domande scomode sull’adolescenza”, in collaborazione con Lines e Tampax, 9 adolescenti su 10 subiscono body shaming. “Per circa 1 adolescente su 3 i commenti negativi sul fisico sono all’ordine del giorno. Nel 60% dei casi i responsabili sono coetanei. Per questo, in tanti, hanno un pessimo rapporto col proprio corpo. Fondamentale il ruolo della scuola” si legge in una nota (approfondisci).

Aurora Ramazzotti con Miriam Jarrett Miraja al Festival dei Giovani, Gaeta. Foto di Daniele Izzi (Ig eazidesign) riproduzione riservata

E allora, non potevo andarmene. Mi sono fatta avanti e l’ho intervistata.

Al di là della folla che si accalcava intorno a noi, io ero con lei. Due ragazze che si sorridono e si conoscono meglio. Non è stato semplice elaborare domande semplici, dirette e che le rubassero meno tempo possibile in mezzo a decine di facce, macchine fotografiche e smartphone. “OMG” mi sono detta, come fa a reggere tutto questo? Ci è abituata, ok. Ma è umana, tanto quanto me.

Ti faccio i miei complimenti – le ho detto – parlare di te, esporti e metterti in discussione nei tuoi panni non deve essere semplice e questo secondo me ti fa onore”. “Ti ringrazio – ha risposto con umiltà davanti al mio cellulare che ci riprendeva – non è facile, non tutti hanno la forza di dedicarsi a questa cosa perché ti porta davanti a delle realtà dolorose. Grazie, il supporto è fondamentale”.

Quanto è importante parlare delle proprie difficoltà, per gli altri e ancora di più per se stessi?”. “E’ essenziale. Un lavoro che fa sia la persona che parla, sia chi sta dall’altro lato che prova a metterti nella libera condizione di parlare”. Uno sguardo profondo, un sorriso a 3.000 denti e un consiglio alle ragazze giovani, giovanissime, bambine e donne, per oggi e per il futuro: “Siate voi stesse – ha risposto dopo un po’ – e non fatevi mai intaccare dal giudizio degli altri, anche se è difficile. Fatelo”.

Miriam Jarrett

Miraja giornalista del ventre

“Storie che arrivano alla pancia delle persone”

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