N.9: L’ipersensibilità non è una malattia, ma può diventare un superpotere

La storia di questa settimana mi ha toccato il cuore. Non perché le altre non lo facciano, anzi. Il punto è che io mi sono rivista in questa ragazza, Daniela Florio di Gaeta, 26 anni artista, sognatrice. E ipersensibile. Ha subito il bullismo a scuola e il cyberbullismo sui social, ma è straordinaria. Non ha mai smesso di sognare, dipingere, scrivere, amare, danzare, doppiare, recitare. Leggete la sua storia, magari vi ispirerà.

L’ipersensibilità viene ancora vista come una patologia. No, l’ipersensibilità non è una malattia. E non è sintomo di fragilità, né di depressione, o di nevrosi varie. Lo dimostra una lunga lista di studi e ricerche sul tema, che vi consiglio di approfondire. Su questo sito c’è anche un test per capire se lo siete e come affrontare la situazione al meglio.

Essere ipersensibili vuol dire sentire le cose nel ventre, sempre. Vuol dire avvertire le emozioni in ogni cellula del corpo, e quelle degli altri anche. Tutto rimbomba nella testa e nel cuore fino a farli esplodere. Una carezza è profonda, una parola è magia. Uno sguardo può essere come volare. Ma tutto questo può essere anche male. Perché un pizzicotto lo avvertiamo più forte, un buffetto può essere un ceffone, una parola può essere lama di un coltello e trafiggerci il cuore.

Smettetela di chiamarci “paranoici”. Di dirci che così non andremo da nessuna parte, perché noi andremo ovunque. E voleremo, anche, alla faccia vostra!

Convengo con ogni parola degli studi fatti e portati avanti dagli anni ’90 ad oggi sul tema. Solo su una cosa la penso diversamente: l’ipersensibilità può diventare un superpotere, se gestita in modo corretto con una buona dose di autostima. Vi consiglio anche un libro che ho letto e che mi ha aiutato tanto, si chiama Le persone sensibili hanno una marcia in più. Trasformare l’ipersensibilità da svantaggio a vantaggio, saggio di Rolf Sellin consulente psicoterapeuta esperto in coaching sistemico.

Un’illuminazione: ho scoperto di essere non solo un’ipersensibile, ma anche un high sensation seeker e dunque di concentrare in me uno dei più grandi paradossi dell’essere umano: essere molto sensibile e allo stesso tempo una cercatrice di forti emozioni. Vai a capire finalmente perché mi sentivo strana.

Per questo amici e amiche Desert Miraje™ vi consiglia di leggere molto, di informarvi, di studiare. Di aprire gli occhi, soprattutto quelli del cuore. Non sentitevi mai sbagliati, siamo unici proprio per questo: siamo diversi. Ognuno lo è. La differenza dov’è? Nel trovare il coraggio di ammetterlo, di esserlo, di viverlo. Non ci viene concesso altro su questo pianeta: vivere. E dunque, facciamolo al meglio.

Buon miraggio!

Miraja

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