Gaeta, la storia di Jinny tra violenza fisica e psicologica: “Ho imparato ad amarmi, fatelo anche voi”

Ha 26 anni ed è di Gaeta. Il suo percorso è stato lungo, prima di trovare il coraggio di raccontarsi. Ieri il mondo ha celebrato la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Jinny ha contattato il Desert Miraje™ Magazine e abbiamo deciso di ascoltare la sua storia

Ho subito sia violenza fisica che psicologica, e le parole a volte fanno più male. Ho avuto due esperienze negative. Con il primo ragazzo ci sono stata insieme per 5 mesi, la prima volta che mi sono innamorata davvero. Avevo 21 anni. Dopo la rottura sono stata per 4 mesi senza il ciclo mestruale, pensavo di essere incinta. Ho fatto dei controlli ed era amenorrea. Perché ero andata in depressione cronica. Non mangiavo, ero sempre triste. Nella prima settimana avevo perso 6 kg, con il tempo 13, fino a diventare anoressica. Da 57 kg, nel giro di sei mesi circa ero arrivata a pesare 36kg. Sono andata in cura, ho iniziato a prendere ansiolitici e antidepressivi. Ero sempre triste. La cosa è andata avanti per circa un anno”.

Può capitare a tutte una cosa del genere. Di innamorarsi, follemente, prendere una delusione e cadere in un buco. Una spirale mentale di violenza che può portare all’auto-distruzione, fino allo sfinimento. Anche fino alla morte.

Lei è Jinny (il nome è di fantasia, ndr), ha 26 anni ed è di Gaeta, sebbene al momento viva in un’altra città. Il suo percorso è stato lungo, ha dovuto affrontare questi ed altri ostacoli prima di trovare il coraggio di raccontarsi. Ieri il mondo ha celebrato la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Jinny ha contattato il Desert Miraje™ Magazine e abbiamo deciso di ascoltare la sua storia.

Fermiamo la violenza

Dopo circa un anno di anoressia, un giorno mi sono sentita male per strada. Stavo aspettando l’autobus per andare al lavoro. Ho accusato prima giramenti di testa per la pressione bassa, mi sono distesa su una panchina per rialzarmi e mi sono accasciata. Delle persone hanno chiamato l’ambulanza. Ero in uno stato di semi incoscienza, all’ospedale mi hanno fatto due flebo. Ero in stato di mal nutrimento. È stato lì, in quel momento in cui ho toccato il fondo che ho deciso di rialzarmi. Qualcosa in me è cambiato e ho iniziato a volermi bene.

Pian piano ho ripreso a mangiare. La mia non era anoressia come in tanti altri casi in cui si vomita. Io non vomitavo, non mangiavo perché stavo male e non avevo appetito. Quando ho ripreso a mangiare mi sono sentita meglio. Il percorso per ingrassare è stato molto lento”.

Ha gli occhi profondi, lo sguardo a tratti nel vuoto e la voce tremante. Jinny si guarda le mani, le sfrega, non è facile dire queste cose. Ma ha deciso di farlo perché la sua storia può essere d’ispirazione per altre donne. Una storia di dolore sì, ma anche di tanto coraggio. Di forza, perché se Jinny è ancora qui per raccontare cosa le è accaduto vuol dire che ce l’ha fatta. E il peggio doveva ancora arrivare.

In quel periodo ho conosciuto un altro ragazzo. Nei primi mesi mi ha fatto bene, perché ho ripreso a mangiare. Avevo 23 anni e ci sono stata insieme per un anno. Lui ne aveva 27. Mai avrei potuto immaginare che anche questa esperienza potesse essere negativa.

All’inizio era gentile, mi dimostrava amore. Sono andata a convivere con lui. Poi è cambiato. Ha iniziato a screditarmi davanti ad amici e parenti, mi sminuiva. Diceva che non valevo niente, si innervosiva per ogni cosa, anche se mi truccavo un po’ in più. Ha cominciato con la violenza psicologica, poi trasformata in violenza fisica. Avevo paura, ma non riuscivo a lasciarlo”.

Secondo i dati rilevati dalla brochure distribuita qualche giorno fa a Catania dal capo del Dipartimento anticrimine (Dac) della polizia, prefetto Francesco Messina, durante la presentazione della campagna Quest’anno è amore, tra il 2020 e il 2021 sono state 89 al giorno le donne vittime di reati di genere in Italia, e nel 62% dei casi si è trattato di maltrattamenti in famiglia. Nel 72% dei casi l’autore è il marito o l’ex marito; in 1 caso su 2 ha usato un’arma da taglio; il 70% delle vittime erano italiane.

Spesso tutto comincia con un tono della voce diverso. O da picchi di rabbia, che si trasformano in lancio di oggetti, distruzione di tutto ciò che capita lì intorno in quel momento. Poi il peggio, prima uno spintone, poi un buffetto sul viso, la stretta del braccio. Eccetera, eccetera. Non avviene sempre tutto in una volta. La cosa peggiore è che spesso tutto avviene in maniera lenta e graduale, quasi senza accorgertene, contemporaneamente al fatto che lui scarica tutte le responsabilità su di te affibbiandoti anche la colpa del suo “sfogo”. Anche a Jinny è successo questo.

Una sera è rientrato dal lavoro. Io stavo cucinando per lui, è venuto ad assaggiare la pasta in cottura. Ha detto che era ‘troppo salata’. Non lo ha detto con sarcasmo, l’ha presa proprio sul serio. Mi ha detto che lui era figlio di un cuoco e che dovevo essere perfetta in cucina. In un attimo ha scaraventato la pentola ancora sul fuoco per terra, rischiando di farmi bruciare e mi ha dato 3 schiaffi. Sono scoppiata a piangere, mentre ripulivo quel disastro non capivo per quale motivo stesse accadendo”.

Era da tempo che mi faceva violenza psicologica, io ero innamorata e non vedevo questo. La prima volta che mi ha picchiato durante una lite mi ha preso dal mento e mi ha sbattuto nel muro. Diceva ‘devi pulire bene la casa, altrimenti ti faccio male!’ A volte mi bloccava sul letto e mi dava i pugni. Mi metteva nella condizione di pensare che avessi la colpa di tutto, per qualsiasi cosa. Io lavoravo, studiavo e mi prendevo cura della casa. Lui non mi dava una mano, una volta gliel’ho chiesto e ha fatto il pazzo. Io gli ho detto ‘non sono la tua serva, tu vivevi solo, prima che venissi io, come facevi?’. E lui mi ha risposto che ci veniva la nonna a fare tutto”.

Ma un giorno, Jinny ha detto basta. “Alla violenza forte, quella che ti lascia i lividi e ti fa davvero male, non ci sono arrivata. Perché sono stata forte e coraggiosa e l’ho lasciato, o meglio l’ho lasciato andare. Chissà, se fossi rimasta, nel giro di 3 o 4 mesi cosa sarebbe successo. Forse oggi non sarei qui. Non ho mai voluto denunciarlo, è stato fortunato.

La città di Gaeta al tramonto. Foto di Miriam Jarrett. Riproduzione riservata ©

Lavorando nel commercio, molte persone di Gaeta lo apprezzano e lo stimano. È un bravo ragazzo, dicono. Ma ha un lato nascosto, che forse non conosce nessuno. Quando si arrabbiava distruggeva qualsiasi cosa, una volta ha sbattuto il tavolo per aria”.

Dopo questa esperienza Jinny ha tirato fuori il coraggio e si è rimessa in piedi. Ha cercato aiuto da una psicologa che l’ha guidata verso l’amore di sé, e l’amore che non fa male. Si è presa un periodo di pausa, si è concentrata sul lavoro, ha tirato fuori un sogno dal cassetto e ha ripreso a studiare. E, quando si è sentita pronta e ha trovato l’amore, si è fidanzata. Oggi è felice.

Ho trovato finalmente una persona che veramente mi ama, mi rispetta. All’inizio ero diffidente, non è che facevo la preziosa, avevo paura. Volevo vedere se davvero ci teneva a me. Ci siamo visti dopo il lockdown, è stato bellissimo. Da lì non ci siamo più lasciati”.

Prima di andare via, con le lacrime agli occhi per l’emozione, provata soprattutto davanti a tutto quello che è riuscita a fare in questi anni, al coraggio che ha trovato e all’amore che ha imparato a provare per sé, Jinny lancia un messaggio alle altre donne.

Come vedete i primi segnali di violenza intervenite subito. Parlatene con qualcuno, anche con una psicologa, soprattutto se iniziano le prime violenze fisiche, non fate passare del tempo. Anche con un’amica, l’importante è parlarne. Ai primi segnali andate via, una voce dentro di voi ve lo dice che è il momento, datele ascolto. Quello che avrei dovuto fare io e non sono riuscita a fare”.

Miraja

Giornalista del ventre

Storie che arrivano alla pancia delle persone

Buon miraggio, Jinny!

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