Mao, “la mia vita spaccata da un incidente, ma non la cambierei per niente al mondo”

Marcostilio La Croix, Mao per gli amici, ha 28 anni e una storia motivazionale da far accapponare la pelle. Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2017 stava tornando a casa in moto con una sua amica, quando è stato travolto da un’auto, in un incidente stradale. Da quasi 4 anni è tetraplegico e innamorato della vita

Non ricordo nulla del mio incidente. Mi sono svegliato 1 mese e mezzo dopo, in coma. Se mi avessero detto ‘sei caduto dalla sedia’ ci avrei creduto. Non è andata così. Mi sono rotto il collo, con una lesione midollare: 3 cm più su sarei morto, 1 cm più su non avrei utilizzato manco più le spalle, avrei potuto usare solo la bocca, 5 cm più sotto avrei usato le mani. Dunque l’incidente mi ha messo in quel limbo in cui dici contemporaneamente ‘oddio che fortuna, oddio che sfiga’. Eppure, sono felice”.

È tutto vero, glielo puoi leggere negli occhi spalancati sull’anima o nel sorriso senza fine. Si chiama Marcostilio La Croix, Mao per gli amici, ha 28 anni, è di Gaeta (LT) e ha una storia motivazionale da far accapponare la pelle. Intelligente, profondo, figo e con stile, soprattutto con una saggezza da vendere. Passare 2 ore con lui vuol dire andartene diversa da quella che eri quando sei arrivata. Perché è un ragazzo come tutti gli altri, ma con qualcosa in più e non qualcosa in meno. Ha una marcia in più, perché da quasi 4 anni è tetraplegico e innamorato della vita, che per lui va oltre la disabilità. Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2017 stava tornando a casa in moto con una sua amica, quando è stato travolto da un’auto in un incidente stradale. La sua vita è cambiata per sempre.

Marcostilio La Croix, per gli amici “Mao”. Riproduzione riservata©

Dopo l’incidente ho dato un valore enorme all’amicizia, che va al di là di tutto – dice con voce gentile, educata, che a stento contiene un’esplosione di energia – la mia famiglia è stata il punto cardine, ma quando sono uscito dall’ospedale, da quella bolla in cui non sai davvero cosa stai per affrontare perché va tutto liscio, la carrozzina scivola bene e tutti hanno un occhio di riguardo per te, è stato traumatico. Il momento più brutto della mia vita”.

Quando mi sono svegliato stavo gasato, convinto delle mie potenzialità e che mi sarei potuto rialzare dopo 2 mesi. Ma più andavo avanti, più mi rendevo conto che non accadeva. È stato orribile. Lì sono cominciate le paure. Mi dicevo ‘prima uscivo, andavo per i locali con gli amici, facevo surf, calcetto. Adesso che cazzo faccio? Mi devo chiudere in casa perché non sono più utile a niente. All’inizio stavo sempre sul divano, forse ero depresso. La mia famiglia mi è stata accanto, anche la mia ragazza di allora. Ma stai talmente acciaccato fisicamente che la testa non va. Non riesci a realizzare tutto, avviene un po’ alla volta. Non potevo neanche mangiare da solo, ora con degli ausili riesco a farlo. Miglioro alla vista degli altri io non me ne rendo conto, anche se tendo sempre a far vedere il sorriso. Dopo l’incidente davo molto peso a quello che pensavano gli altri, ora non me ne frega più niente”.

Mao con suo fratello Filippo, sua sorella Ilaria e sua cugina Alexia fuori dal loro locale Rude Club di Gaeta (LT). Riproduzione riservata©

Ogni giorno in Italia circa 9 persone muoiono in seguito ad incidenti stradali e altre 665 rimangono ferite (dati Istat 2018). Nel 2019 sono stati 172.183 gli incidenti stradali con lesioni a persone, con 3.173 vittime e 241.384 feriti. Nel 2018 gli incidenti stradali sono stati la prima causa di morte per gli under 29, media che ha fortunatamente subito un crollo record nell’ultimo anno per restrizioni dovute a pandemia e vari lockdown (-29,5% rispetto all’anno precedente, dati Istat ). Quando si dice nel deserto un miraggio, ma quello che spaventa ancora sono i 150 mila casi l’anno di invalidità permanenti, di cui 20 mila gravi (tetraplegie, paraplegie, perdita di arti).

Ma niente sembra fermare Mao. Appassionato di viaggi, covid permettendo è in giro per il mondo dove tutto è molto bello. A volte troppo. “Ho scoperto che l’Italia è uno dei posti meno accessibili d’Europa per le persone con disabilità – spiega – qua è tutto difficile, non solo per le famose barriere architettoniche: macchine parcheggiate in seconda fila, sulle rampe, fuori dai bar, le strade rotte… ecco, tutto questo tradotto in una sola parola, inciviltà, rende la vita difficile. O forse la parola giusta è superficialità. Come quella del Comune di Gaeta che con 2 attività commerciali (con annessi posti di lavoro, economia e tasse, ndr) non mi ha dato un parcheggio. E trovarlo a Gaeta, soprattutto nei weekend e in estate è impossibile. Come finisce? Che anch’io sono costretto a parcheggiare fuori posto e mi becco la multa”.

Mao con il suo cane Milos. Nel ricordo del suo “amore”, scomparso un anno fa. Riproduzione riservata©

Secondo il primo rapporto Istat sulle persone con “diversabilità” (parola che preferisco di gran lunga rispetto a “disabilità”), sono 3 milioni e 100 mila quelle che vivono in Italia, pari al 5,2% della popolazione. Dunque tantissime persone ogni giorno si svegliano e incontrano molte più difficoltà degli altri nel vivere la propria giornata. Inoltre, sempre dal rapporto, si evince che solo il 43,5% possiede una rete di relazioni, e addirittura solamente il 9,3% è inserito in un contesto culturale, inteso come andare frequentemente al cinema, al teatro, a un concerto o a un museo. No, non è assurdo. Quante persone, aziende ed enti conosciamo che sanno cosa significhi “diversity & inclusion”?

Fortunatamente non è il caso di Mao. Che vuoi per l’ambiente lavorativo, vuoi per il carattere vive tutta un’altra storia. “Le ragazze sono più empatiche, più calorose, non è stato difficile approcciarmi a loro dopo l’incidente. Non ho mai avuto problemi con le donne – ride imbarazzato ma sicuro di sé – quella però era la mia vita precedente, perché la mia vita si è spaccata in due. Ora è cambiato il modo in cui le guardo. Ora voglio di più. Voglio l’amore. Così è arrivata Celeste, la mia attuale ragazza. Ha 24 anni ed è una persona speciale. Non metterei la mia relazione a rischio per nessuna donna al mondo. Ricordo che era San Valentino, per caso ci ritrovammo a parlare per tutta la sera. E, parlando, la convinsi a venire con me a Tenerife dopo 2 settimane, avevo preso casa lì per un mese. Abbiamo parlato per tanto tempo, durante il lockdown. Ci siamo innamorati”.

Mao ad una festa in maschera. Il suo motto è “stay rock”. Riproduzione riservata©

Mao ha la sua vita, il suo lavoro, la sua casa, i suoi spazi. Un grande traguardo, considerando che in Italia sono circa 2 milioni e 300 mila le famiglie nelle quali vive almeno una persona con limitazioni gravi e soltanto il 26,9% di loro vive da sola. “Vivo solo, con un ragazzo che mi aiuta e la mia ragazza che spesso dorme da me. Vado a letto presto, mi sveglio all’alba, adoro fare colazione, leggere i giornali e cominciare la mia giornata. Da quando ho iniziato a lavorare mi sono sentito meglio”. Tanto è vero che la vita imprenditoriale è sì tosta, ma è uno dei motivi per cui Mao al mattino si sveglia con una carica pazzesca. Come socio del locale La Francese di Gaeta, rilevata nuovamente dopo l’incidente, e socio del Rude Club con suo fratello Filippo, con il quale condivide il sogno di aprire una catena di ristoranti con lo stesso brand.

Mao con suo fratello Filippo da adolescenti. Riproduzione riservata©

Dunque un bel ragazzo, un imprenditore, un fidanzato. Mao si ritiene fortunato e dice di avere “tutte le opportunità”. Ha un solo obiettivo: essere autonomo. “L’ultima cosa che voglio è che la gente quando mi guarda pensi ‘poverino’. Sono convinto che nonostante la mia condizione fisica sto meglio di tantissime persone in piedi. Io la mia vita non la cambierei con nessun’altra. Se mi dicessi ‘Mao, domani torni in piedi, ma dentro i vestiti di un’altra persona’ ti risponderei ‘non esiste proprio. La persona che sono ora non la cambierei per niente al mondo. Una cosa vorrei: essere autonomo. Potermi alzare dal letto da solo, bere da solo. Per dirti, anche fare il semplice gesto di grattarmi il naso. La mia mamma dice spesso: ‘non mi chiedi mai una mano?’. Il fatto è che non voglio pesare sugli affetti. Ecco perché ad altri ragazzi nella mia condizione dico ‘non usate la disabilità come una scusa’. È sbagliato parlare troppo di sé e dell’incidente. Se ti vergogni non hai via di scampo”.

Mao “sommerso” dai suoi amici. Riproduzione riservata©

Ma la vera autonomia è possedere capacità di scelta e tu ne hai da vendere. “Questo è vero, mi capita di pensarci ed esserne felice. Sono anche molto fortunato, perché godo del bene delle tecnologie e della scienza. Oltre a La Valle di Gaeta, dove sono in terapia, vorrei ringraziare l’Istituto di Montecatone di Imola, ci sono rimasto un anno; loro sono stati i primi che mi hanno rimesso in vita. Sono stato ricoverato anche agli Angeli di Padre Pio di San Giovanni Rotondo, un centro super innovativo. Vorrei anche citare il professore Angelo Vescovi della Fondazione Revert con la ricerca sulle cellule staminali ed Elon Musk di Neuralink. Sto facendo costruire una macchina per me, voglio tornare a guidare. E presto, molto presto, andrò in pista con un’auto da corsa. Per quanto riguarda il sociale mi ha colpito molto la storia di Andrea Stella, che ha costruito un catamarano utilizzabile anche da una persona disabile, Lo Spirito di Stella. La gente non capisce che non esiste bianco o nero, destra o sinistra, normale o diverso. Esiste solo giusto o sbagliato”.

Mao prima dell’incidente. Riproduzione riservata©

Potrei continuare per ore a scrivere di Marcostilio La Croix, ma il format dell’inchiesta breve per il web (che io stessa ho inventato!) non me lo consente. Ho già sforato. Spero di aver passato in quest’articolo almeno una parte di tutto quello che Mao ha passato a me in due ore di intervista. Nel giornalismo non parlo mai in prima persona, ma oggi non ce l’ho fatta.

Grazie Mao. Vedere i tuoi occhi inaspettatamente vergognarsi mentre ammetti che hai comprato delle scarpe costose non ha paragoni. Sentirti dire che non hai più avuto il coraggio di indossarle “perché non ti rispecchiano” non ha prezzo nel 2021 per una ragazza della tua età. In un mondo in cui sembra che le persone valgano quello che indossano, quanti like e follower accumulino e quanti paroloni difficili e arie sfoggino per farsi grosse, tu mi resterai nel cuore. Perché tu, proprio tu, mi hai detto che il tuo futuro lo immagini “molto colorato”. E in mezzo pomeriggio mi hai fatto apprezzare ancora di più cosa significhi prendere e andare in spiaggia, in riva al mare, a saltare, sedermi a terra e sentire la sabbia scivolare tra le dita.

Buon miraggio, Mao!

Miraja

giornalista del ventre

Storie che arrivano alla pancia delle persone”

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