Lucia Maltempo si racconta: i miei periodi bui sono stati il prezzo per le cose belle, capisco i giovani

Docente di Scienze Motorie da 35 anni, delegata alle Politiche Sociali del Comune di Gaeta, Lucia Maltempo ha raccontato la sua storia al Desert Miraje Magazine, una storia fatta di difficoltà ma anche di tante gioie. Soprattutto di giovani che lei ama (e che la amano)

Tutti dovremmo abbassarci al livello dei bambini fisicamente e psicologicamente, quello che danno loro non lo da nessuno. Perdiamo con la crescita la capacità di essere sinceri, veri, ci mascheriamo. Invece loro conservano la genuinità”.

Ce lo ha raccontato Lucia Maltempo, 55 anni e professoressa di Scienze motorie per le superiori. È della provincia di Latina, attualmente delegata alle Politiche Sociali del Comune di Gaeta e quest’anno insegna al Teodosio Rossi di Priverno. Una storia fatta di emozioni e grande saggezza. Perché dai bambini e dai giovani si impara tanto.

Lucia Maltempo

Insegno da 35 anni, ho iniziato a 20 anni, nella scuola primaria – spiega Lucia, con gli occhi vivi – nel passaggio alla scuola superiore ho pensato che i bambini mi sarebbero mancati tantissimo. Li abbracciavo, li sgridavo anche. E sono quelli che mi vogliono più bene oggi. Invece sono rimasta meravigliosamente colpita. I ragazzi delle superiori hanno lo stesso atteggiamento, nonostante tutto.

Spesso i miei alunni vengono a sedersi vicino a me perché si sentono accolti. L’accoglienza è fondamentale nel mio lavoro. Proprio ieri mi ha scritto una mia ex alunna: ‘Ciao prof come sta? – legge – la penso spesso, mi mancano le sue lezioni. A volte vorrei scriverle, ma non vorrei disturbare. Magari uno di questi giorni passo da Gaeta e ci vediamo. Le voglio bene prof’. Queste sono le gratificazioni. Al di là dei test, della teoria, voglio lasciare loro la certezza di esserci sempre”.

Lucia Maltempo è conosciuta, rispettata e amata a Gaeta. Dai suoi alunni e perfino da quelli che non l’hanno avuta come insegnante. Basta chiedere a un ragazzo del posto se conosce Lucia Maltempo. “Ah, che brava!” risponde. Se siete della zona, provate.

Lucia Maltempo delegata alle Politiche sociali del Comune di Gaeta

La cosa che ho capito in questi anni è che i giovani hanno bisogno di accoglienza – continua, davanti al nostro caffè ho la percezione di essere proprio come i suoi alunni – di essere ascoltati, capiti, perché spesso noi adulti ci ergiamo a giudici; questo atteggiamento non paga mai. Loro devono sapere di poter sbagliare. Devono sapere che noi siamo dietro di loro a sorreggerli e ad ascoltarli. Lo dico anche ai miei figli, prepararli alla vita non è facile.

Anche i momenti più bui della mia vita, di sconfitta, di perdita, ho sempre pensato che fossero il giusto prezzo per ottenere cose belle, ho cercato di far uscire la Lucia che ho dentro per ricominciare sempre. Sono convinta che se ci provi seriamente alla fine riesci, oggi mi ritengo una persona molto fortunata”.

Lucia Maltempo

Il rapporto che un docente riesce ad instaurare con i propri alunni e alunne è il primo passo della crescita formativa. E spesso il rapporto che instauriamo con gli altri dipende dal nostro grado di soddisfazione nella vita. Tutti siamo andati a scuola e possiamo ricordare con piacere o meno quante volte abbiamo detto “quella materia non mi piace”. La maggior parte delle volte dietro quella materia c’era una prof che non ci piaceva o alla quale noi non piacevamo. Altrettante volte capitava che quella prof antipatica nella vita privata aveva molti problemi e difficoltà a gestire le emozioni. Vero? (per approfondire leggi questo rapporto OCSE completo di dati)

Prendiamo la violenza sulle donne – dice Luciase noi ci dedicassimo ad educare i nostri figli maschi come le nostre figlie femmine non ci sarebbero problemi. Insegniamo indistintamente loro la gentilezza e l’educazione verso l’altro. Dobbiamo insegnare loro a imparare a perdere. Come docente di educazione fisica lo dico sempre ai miei alunni: le persone ‘vinciticce’ non vanno da nessuna parte.

Lucia Maltempo

Ho lasciato i miei figli liberi di studiare ciò che volevano per fare un lavoro che gli piaccia. Di partire e di tornare, di volare nel mondo con le proprie ali. Anch’io ho avuto il sostegno dei miei genitori per fare l’insegnante. Sono originaria di Gaeta Medievale. Gaeta per me è casa, il luogo che mi accoglie, non penso che altrove starei così. Ma i giovani è necessario che si sentano liberi. Perché Gaeta ha bisogno di innovazione e di gioventù, di quella marcia in più, di quell’entusiasmo che hanno solo i ragazzi. Sì, Gaeta ha bisogno di questo”.

Oggi Lucia è alla fine del suo mandato come delegata alle Politiche Sociali del Comune di Gaeta, dopo un assessorato molto impegnativo e amato. “Sono una persona molto di pancia – spiega – nel periodo del covid ho fatto mia la disperazione di chiunque. Non so come ho fatto nella prima fase della pandemia. Io le assistenti sociali, il sindaco, siamo stati sempre lì durante il lockdown. È stato difficile la sera chiudere gli occhi e appoggiare la testa sul cuscino. Le persone mi dicono che ho fatto un buon lavoro. L’ho fatto con grande dedizione. Ho cercato di fare in modo che i Servizi Sociali non facessero assistenzialismo, ma assistenza”. (leggi il reportage scritto da Miraja durante il primo lockdown a Gaeta)

Consegna assegno di Giovani oasi si raccontano a Reti solidali

Infine, l’esperienza a Giovani oasi si raccontano, il ciclo di eventi culturali e solidali lanciato la scorsa estate nella città del Golfo con il sostegno del Comune. Quattro serate in cui decine di ragazzi e ragazze del territorio si sono raccontati da ogni punto di vista: lavoro, coming out, ambiente, adozioni, diversità e inclusione. Parte del ricavato di questo format che è diventato un piccolo caso mediatico è stato devoluto al progetto Reti solidali (approfondisci). Perché degli adulti hanno creduto nei giovani ed è stata una grande riscoperta.

Giovani oasi è stata un’esperienza bellissima – conclude Lucia Maltempoha portato a galla quello che di bellissimo c’è nella gioventù. La voglia di fare, l’entusiasmo, ha portato alla luce tanti giovani che neanche conoscevamo. Noi adulti tendiamo a lamentarci troppo dei giovani. Ma loro sono il nostro specchio. Inserire anche l’elemento del sociale ci ha responsabilizzati tutti. Abbiamo bisogno di volontariato giovanile e di dare lavoro. Manca un po’ l’educazione al dono, siamo molto ripiegati su noi stessi. Eppure sono convinta di una cosa: quello che dai ritorna, quello che non dai non torna mai”.

Buon miraggio, Lucia!

Miraja

Giornalista del ventre

“Storie che arrivano alla pancia delle persone”

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