STORIE

Antonio con coraggio si racconta, “la musica è come l’amore: non ha genere, sesso, è solo passione”

Cantautore, compositore, artista. Antonio Querusio 26 anni di Gaeta, da anni studia a Brighton (UK) per rincorrere il suo sogno. Contro tutto e tutti, contro etichette e stereotipi, al Desert Miraje™ Magazine si è raccontato senza veli, “se fosse lasciata più opportunità ai bambini e alle bambine di crescere con spontaneità non ci sarebbe neanche bisogno di fare coming out

È un personaggio, su questo non c’è dubbio. Lo noti da lontano, non si confonde tra i passanti, è senz’altro qualcuno. Perché si è qualcuno dentro, con la propria personalità, a prescindere dai follower e dal successo professionale. Quelli arrivano prima o poi, e se c’è personalità restano pure.

Cammina a testa alta come “una prima donna”, come lo chiamava il suo amato papà. Lui è Antonio Querusio, 26 anni e artista. Artista sul serio, cantautore sarebbe “riduttivo”. Dall’abbigliamento alla postura, dal modo di camminare all’outfit, Antonio ha uno stile tutto suo. Di Gaeta, amante dei gatti e della magia bianca, ha da poco terminato gli studi universitari in composizione musicale in un’università di Brighton (UK), lavorando per mantenersi anche in locali e pub inglesi.

Credo che ogni persona abbia più interessi e più personalità, a prescindere da etichette, stereotipi e categorie come omossessualità, lgbt, ecc. che ci vengono dati. È questa la bellezza di diversità e autenticità – esordisce con scioltezza, le gambe accavallate come rilasciare un’intervista fosse un habitué – ho iniziato la mia formazione musicale da piccolino, prendo lezioni di canto dall’età di 10 anni. Negli anni ho cambiato molte scuole, ho studiato anche pianoforte e composizione. Ho parecchi hobby e interessi, tra cui musica, moda e spiritualità, film, videogiochi, giochi di ruolo e giochi da tavolo”.

Antonio Querusio da bambino e da adulto©

Eppure negli anni Antonio è cambiato molto. Anzi, è venuto fuori, lasciando che il suo dentro trasformasse il suo fuori. Come un fiore che sboccia, pian piano si è aperto al mondo, fino a diventare quello di oggi.

In Inghilterra ho fondato una band BLVCK GARDEN, siamo in procinto di rilasciare il nostro primo EP nell’autunno del 2021. È stato un processo lungo, a tratti frustrante – dice soddisfatto e stanco allo stesso tempo – molte persone non hanno idea di quanto lavoro ci sia dietro queste cose. Essendo la mia prima esperienza ho dovuto imparare molto rapidamente. In più ci si è messa la pandemia, che ha falciato possibilità e progetti di molti artisti emergenti come noi”. (visita il profilo Fb e Ig della band)

Concerti slittati, eventi annullati, progetti sospesi. E ancora, lavori cristallizzati e saltati, viaggi rimandati, sogni congelati. Insomma, il covid ne ha fatti di danni. Secondo Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, l’Associazione degli Organizzatori e Produttori di Spettacoli di Musica dal Vivo, il fatturato del settore nel 2020 è calato del 97%. In un’intervista per Music.fanpage.it ha detto: “Siamo all’anno zero, non sarà più come prima e in questo deserto bisognerà trovare delle oasi”.

Ma quando si parla di deserti e oasi Desert Miraje™ non può che emozionarsi. Vibrare, sorridere, prendere il volo. Perché senza miraggio non ci sarebbe oasi, senza miraggio non ci sarebbe via d’uscita.

Antonio da adolescente. Foto profilo FB©

Da adolescente ho partecipato a molti concorsi canori e audizioni di talent show; inutile dire che non abbia mai vinto – continua Antonio, sicuro di sé e del suo sogno – questi rifiuti mi hanno permesso di scavare a fondo, di capire davvero cosa volessi fare. Ho esplorato diversi territori musicali e mentali prima di creare qualcosa che mi rappresentasse al 100%. Vedo in giro un sacco di ragazzi talentuosissimi e giovanissimi temere di essere troppo ‘vecchi’ per farcela nell’industria musicale. Guardandoli rivedo me di qualche anno fa; direi loro che ognuno è nella propria tabella di marcia e in questo campo essere più maturi può essere un enorme vantaggio”.

Perché gli eroi non hanno spazio, né tempo. Eroe non è chi vince, né necessariamente chi ce la fa sempre e per forza, chi ce la fa subito in maniera facile e immediata. Eroe è chi ci prova e ci riprova, chi cade e si rialza, chi non smette mai di crederci ogni giorno. Chi dopo migliaia di fallimenti non getta la spugna, anche quando tutti gli dicono di mollare. E ci sono innumerevoli casi di “fallimenti” a confermarlo: da J.K. Rowling a Steve Jobs, da Coco Chanel a C. S. Lewis. E ancora, nel settore musicale, Ed Sheeran (perché le sue canzoni “non avrebbero mai venduto”, rifiutato da un noto manager perché aveva i capelli rossi), Beyoncé, Lady Gaga (le sue canzoni considerate “disgustose e invendibili”, a 19 anni è stata stuprata da un produttore), Madonna che se l’è inventate tutte per sfondare (dall’arte alla batteria, dalla chitarra al canto, da una band all’altra, di produttore in produttore). Potremmo andare avanti per ore.

Antonio sul palco. Foto profilo FB©

Sono sempre stato molto teatrale nel mio modo di esprimermi. Mio padre diceva sempre ‘Antonio, smettila di fare la prima donna’. È curioso che il mio essere prima donna sia per me un punto di forza nella mia professione. Il segreto? Chiedersi quanto si è disposti a sacrificare per inseguire il proprio sogno e quanto davvero lo si voglia. Il talento non basta più e gli emergenti devono saper ricoprire diversi ruoli tra cui musicista, compositore, produttore, manager e social media manager. Non si smette mai di imparare”.

È vero, perché mentre ieri qualche adulto peccava di inerzia e pigrizia, fiero di saper fare solo una cosa e basta, oggi si corre il rischio opposto: essere, dietro pretesa degli stessi adulti, multitasking. Che secondo professionisti, coach e psicologi non è poi una così buona skill.

Sembra quasi incredibile, ma avere un’idea di come funzioni il business, avere qualche nozione di marketing aiuta moltissimo – conferma Antoniopurtroppo c’è molta pressione sui giovani artisti. Ai ragazzi che leggeranno questo articolo vorrei dire: la maggior parte del tempo dubiterete di voi stessi e delle vostre abilità, quindi è importante che siate sicuri di voler seguire questa strada. A chi vuole fare musica consiglio di studiare produzione musicale, come avere un occhio alle proprie finanze, se necessario cercare un altro lavoro. Perché all’inizio sei tu a dover investire in te stesso e nel tuo sogno”.

Antonio durante uno shooting day con la sua band. Riproduzione riservata©

Ma Antonio non combatte solo per emergere come cantante. E sottolineo “combatte”, perché per assurdo ancora di questo si tratta nel 2021. “Fin da piccolo sapevo di non essere come gli altri ‘maschietti’ e spesso mi veniva anche fatto notare, specialmente dagli adulti; era un pensiero che evitavo per paura – racconta, gli occhi intensi a guardare come dal vetro di un treno i ricordi riaffiorati – verso la tarda adolescenza cominciai a capire che stavo portando avanti una menzogna, ne stavo risentendo mentalmente e decisi di smettere di fingere. A distanza di anni noto quanti tratti di omofobia interiorizzata ancora fatico ad eliminare. Non è facile accettare di essere diversi da come ci si aspetta.

Molti passi in avanti sono stati fatti, molti altri dovranno essere fatti, soprattutto in quei Paesi che ancora non riconoscono l’omosessualità, o addirittura la reputano un crimine. Mi auguro che presto tutte le persone nel mondo possano sentirsi libere di essere loro stesse, nel rispetto di sé e degli altri. Con gioia noto che le nuove generazioni sono diverse dalla mia, ragazzi e ragazze stanno crescendo aperti mentalmente, stanno rompendo molte barriere. Sempre più persone vengono sensibilizzate e credo che sia anche grazie a internet e ai social media.

Antonio in uno shooting day. Riproduzione riservata©

Bisognerebbe smetterla di dire ‘questa persona è gay quindi è interessato/a alle arti’, e dire ‘questa persona è interessata alle arti punto’. È anche vero che le categorie ci danno un senso di comunità e appartenenza, non c’è nulla di male in questo. Il fatto è che da molto tempo il mondo è governato da uomini etero bianchi e ricchi che favoriscono i loro ideali anche a scapito degli altri. Ma le cose sono cambiate, le minoranze iniziano ad emergere e rivendicare il loro posto nella società”.

Essere se stessi contro tutto e tutti, venire fuori per ciò che si è per non scoppiare. Rompere gli schemi, andare oltre, ognuno di noi è diverso. “Credo nel potere della provocazione e della ribellione – aggiunge – solo così si possono abbattere le barriere ed è quello che mi interessa di più come artista. A chi ancora si chiude dentro un’idea di famiglia ‘tradizionale’ (che poi, tradizionale per chi? ndr) rispondo citando il mio regista preferito, David Lynch: ‘fix your heart or die’, che significa ‘aggiustate il vostro cuore o morite’. Ergo chi non ha empatia verso gli altri è già morto”.

Prima di andarcene un’ultima domanda. Cosa consiglieresti a quei giovani che non riescono a fare coming out, cosa ai loro genitori? “Prendete il vostro tempo e vivete la vostra verità, soprattutto imparate a ignorare il giudizio altrui e andate avanti a testa alta. Ai genitori dico basta avvelenare i vostri figli con stereotipi di genere, la mascolinità tossica continua ad essere un problema per tutti, omosessuali o meno. E smettetela di far crescere le bambine con l’idea che il loro unico scopo sia mettere su famiglia e trovare marito. Se fosse lasciata più opportunità ai bambini e alle bambine di crescere con spontaneità non ci sarebbe neanche bisogno di fare coming out”.

Buon miraggio, Antonio!

Miraja

giornalista del ventre

“Storie che arrivano alla pancia delle persone”

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