Non nel mio nome: lezioni di sacra disobbedienza femminile

Perché le donne hanno l’ansia di avere tutto sotto controllo?

Un piccolo consiglio per disinnescare le antiche manie di controllo instillate dal sistema patriarcale, che ci rendono stressate e infelici. Inauguriamo così questa nuova rubrica al femminile sul Desert Miraje ® Magazine, nata da commenti e dibattiti del piccolo movimento social Scuola di cazzimma

Viviamo in un’epoca in cui la donna può finalmente essere “di successo”. Praticamente una macchina: professionista impeccabile, madre presente, partner amorevole, amica disponibile e, possibilmente, sempre in ordine.

Non molto diverso da 50 anni fa, e ti spiego perché. Se è vero che quelli erano gli anni in cui la donna era relegata alla sfera familiare e per essere una buona donna doveva essere una madre paziente e una moglie devota, è anche vero che in entrambi i casi la donna deve essere sempre perfetta.

A me, infatti, pare che, carriera esclusa, il messaggio implicito sia sempre lo stesso: se non hai tutto sotto controllo, se non soddisfi le aspettative sociali sul genere femminile, stai fallendo.

Secondo l’American Psychological Association, le donne riportano livelli di stress significativamente più alti degli uomini, e il 49% afferma che lo stress maggiore deriva dal tentativo di “incastrare tutto” nella giornata. Un’indagine dell’International Labour Organization aggiunge che le donne impiegano in media 2,5 volte più tempo degli uomini nei lavori domestici e di cura non retribuiti, il che rende il loro “secondo turno” praticamente infinito.

Io questa pressione l’ho conosciuta bene. Ero la perfetta pianificatrice: agende piene, liste infinite, ogni ora incastrata come un puzzle, lavoro dentro e fuori casa. Senza tener conto della cura di parenti e amici. Credevo che, controllando ogni dettaglio, avrei tenuto lontana la paura. Che fosse giusto esserci nel momento del bisogno.

Ma i conti non tornavano mai. Il carico era insopportabile. E molti di quelli che aiutavo quando poi ero io ad aver bisogno di loro, non c’erano. Anche se non lo dicevo a nessuno, mi sentivo sola a mandare avanti il mondo e pure un po’ stupida (leggi la mia storia).

Il punto di rottura è arrivato quando ho riconosciuto le aspettative sociali sul genere femminile e le ho separate dalla mia vera volontà. Dentro, ovviamente, ci ho messo pure aspettative di parenti e amici e questo mi ha portato a fare una bella pulizia intorno a me.

Ma il momento cruciale che mi ha permesso di evitare il burnout e non andare mai più in ansia è stato smettere di chiedere all’universo, alla vita, a Dio di fare cose per me, mentre io ho iniziato ad ascoltare, al contrario. La domanda potente che mi ha cambiato la vita è: “Vita mia, cosa vuoi che io faccia?”.

È stato un cambio radicale. Perché quando chiedi, parti dall’idea di sapere già cosa ti serve. Quando ascolti, ti apri alla possibilità che il tuo bene sia più grande di quello che puoi immaginare.

Questo non significa arrendersi o smettere di agire. Significa smettere di vivere in ansia costante per controllare tutto, e cominciare a vivere in fiducia e co-creazione con la vita stessa. Significa mettere a tacere le voci interiori, quelle che ti hanno instillato madri, nonne e maestri di turno, di destituire quel dittatore interiore che ci osserva e ci giudica, criticando ogni nostro passo in meno o non in linea all’idea che abbiamo di giusto o sbagliato.

Io la chiamo sacra disobbedienza: dire “non nel mio nome” a un modello di femminilità basato sull’iper-controllo, sulla prestazione continua, e sulla perfetta idea di santità. Così nasce questa nuova rubrica, che spero possa esserti utile.

Se anche tu ti senti intrappolata nella gabbia del “devo farcela a tutti i costi”, ricorda che la tua forza non sta nel reggere sempre, ma nel sapere quando fermarti e ascoltare te stessa. Nel Tempio della Rinascita (in costruzione) accompagno le donne in questo passaggio: liberarsi dal mito della perfezione, allenare la fiducia in sé e nell’universo, e rinascere più libere e autentiche (resta aggiornata sul sito).

Perché il nostro bene è il nostro tesoro più prezioso.

 

Buon miraggio,

 

 

Miraja

 

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