BLOGQuello che le mamme non dicono

Quello che le Donne non dicono sull’8 marzo

Un numero della rubrica “Quello che le mamme non dicono” dedicato a tutte le donne. Mamme o no. Perché essere Donna prescinde dalla maternità. E questo è solo uno degli infiniti stereotipi e delle innumerevoli discriminazioni che pesano sul genere femminile

E’ un anno diverso per me. Ho sempre fatto attivamente qualcosa l’8 marzo, per me e le altre donne. Per dire, nel 2021 ho presentato per la prima volta Desert Miraje® in conferenza stampa a Gaeta e usciva il numero zero del Magazine di inchieste e storie di vita motivazionali. 

Ho presenziato a eventi, ho parlato di discriminazione, ho urlato al microfono manifesti femminili. Ho caricato video, ho scritto pagine su pagine. Ho lanciato il mio libro di autostima e potere femminile “Io sono Ishtar”.

Oggi però niente di tutto questo. Perché a dicembre sono diventata mamma di Emmanuele Gabriel e sono in maternità con lui di 3 mesi appena compiuti. Anche se volessi fare qualcosa non ne ho le forze e soprattutto non ne ho il tempo.

Oggi giro in pigiama e sto scrivendo questa pagina perché si è appena addormentato. Allora mi sono sentita un po’ nostalgica e un po’ in colpa. Nostalgica perché mi manca il mio lavoro, il mio attivismo, la mia missione di vita. In colpa perché guardo Gabriel negli occhi e penso che ha tutto il diritto di avermi tutta per sé in questo periodo più che mai. Così poi sorrido e penso che anche lui faccia parte della mia missione di vita.

Ecco, penso che noi donne viviamo un’ingiustizia a prescindere proprio per queste due componenti: siamo costrette a mettere da parte un po’ i nostri sogni di carriera se vogliamo un figlio e ci sentiamo in colpa perché siamo dispiaciute per questo. Mentre amiamo profondamente i nostri figli, cioè ci faremmo a pezzi per loro. La società ci fa pesare ancora di più tutto ciò.

Gli stereotipi sono alla base delle discriminazioni e le discriminazioni sono alla base di violenza e femminicidio. Fino a quando non avremo compreso che bisogna lavorare principalmente sulla cultura le cose non cambieranno mai. 

Oggi allora voglio lasciare io un manifesto. Per me, per noi, per voi, per Gabriel quando sarà più grande. Vi voglio bene.

 

Non voglio gli auguri, voglio rispetto.

Non voglio che mi guardi il culo quando passo né che mi fischi come al cane.

Voglio che pulisci casa quanto me e che la smetti di dire che è già assai se butti la spazzatura.

Voglio che il figlio lo cresciamo insieme visto che lo abbiamo fatto insieme.

Voglio che davanti alla mia carriera tu non mi faccia sentire una madre di merda.

Voglio che non ci provi sul posto di lavoro e che tu dia per scontato che ci sto perché io ho studiato e sono una professionista seria. E sinceramente tutto questo mi fa schifo.

Voglio poter indossare, dire, fare quello che voglio.

Voglio camminare, parlare, vivere come voglio.

Voglio essere una donna felice e una donna è felice solo se è libera.

Voglio essere una brava mamma e una mamma è brava solo se è felice.

Essere donna è difficile essere una donna felice lo è ancora di più.

Ma il giorno che affronteremo questa difficoltà, da sole e tutte insieme, sarà l’alba di una nuova era femminile.

 

Buon miraggio,

 

Miraja

 

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