CARA MIRAJA

Lettere diverse: “basta con questa dis-abilità, è solo una divers-abilità”

Cara Miraja,

sono stanco di essere chiamato “disabile”. La parola dis-abilità, secondo la classificazione ICIDH è “qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione”. A me, però, non manca niente, ho semplicemente il mio modo di essere abile. Non ce lo abbiamo tutti, tutti in modo diverso? Preferisco di gran lunga la parola “diversabile”. Ecco, se è vero come dici tu che Desert Miraje è una “home” dove le persone possono esprimere la propria voce vorrei dire questo: basta con questa dis-abilità, è solo una divers-abilità!

Michele

Caro Michele,

hai perfettamente ragione, condivido appieno! Tra l’altro è giusto ciò che dici e tutti gli ambienti in cui si rispetta la “diversity & inclusion” hanno adottato il termine “diversabile”, sostituendolo a quello di “disabile”. Ci hanno cresciuto con questa enorme balla che siamo tutti uguali. Ma anche no, siamo tutti e tutte diversi/e. Semmai dovremmo (e lo ripeto, dovremmo) essere tutt* uguali davanti alla legge. Ma questa è un’altra storia. Battiti sempre per quello in cui credi. Continua a parlare, continua ad esprimerti a gran voce. Non sei solo.

Buon miraggio!

Miraja


Cara Miraja,

Sono nato a contatto con la dis-abilità. Talmente tanto a contatto da non percepirla più neanche. Non averla percepita mai a tal punto da ritenere che ognuno, a proprio modo, è diversamente abile. O, forse, che ciascuno, a proprio modo è disabile. Erasmo, così si chiama mio zio. È vero, sono dieci anni che è morto, ma il suo ricordo è così forte da farlo vivere e risuonare ancor oggi. Nel mio cuore, nei miei pensieri, nel mio quotidiano. Con la sua morte è iniziato il mio impegno politico contro ogni forma di disuguaglianza e di discriminazione, le stesse che, come lettera scarlatta, abbiamo impresse addosso. Marchiatura a fuoco. Sulla pelle. Nell’anima. Dieci anni sono passati, dieci lunghi anni. Qualcosa è cambiato, ma la strada è ancora lunga. Dobbiamo solo volerla percorrere.

FRANCESCO D’Angelis

Caro Francesco,

noi ci conosciamo personalmente e so quanto credi nelle tue parole. Grazie per la tua testimonianza. Purtroppo le cose da cambiare sono ancora parecchie. E’ anche vero che parecchie sono già cambiate, ma molti sembrano ancora non essersene accorti. Mi correggo: molti se ne sono accorti, ma fanno finta che non sia così, per superficialità, pigrizia, disattenzione. Portiamo loro amore e attenzione. Si ricrederanno e si uniranno alla nostra voce.

Buon miraggio,

Miraja


Cara Miraja,
sono anni che assisto un ragazzo diversamente abile e lotto con l’ignoranza e la crudeltà di certe persone che, non accettando la sua situazione, continuano a chiamarlo “poverino” e a pensare a me come uno “sfigato” costretto a stare ogni giorno con una specie di larva umana. Da quando è arrivato questo stramaledetto covid, poi, la situazione si è fatta a dir poco assurda e paradossale. Visto che il mio assistito è un ragazzo in carrozzinache non vede e non sente bene, parla malissimo e a stento si fa capire emettendo suoni gutturali ora gioiosi ora strazianti (a seconda di ciò che vuole esprimere), a detta dei più sarebbe “a prescindere” un… portatore di virus! Da qui il passo è stato breve: molti amici e anche una ragazza alla quale tenevo moltissimo, si sono allontanati! Capisci? Se porto a passeggio il mio assistito (che poi è il mio lavoro e senza sarei un disoccupato disperato!) o se lo imbocco quando i suoi genitori non ci sono , a detta di troppi sarei “a rischio” contagio e infetterei anche chi mi passa accanto. Eppure non è così! Sia il ragazzo che io abbiamo ripetutamente fatto il tampone risultando SEMPRE negativi! Tra l’altro sto molto attento e, sia per me che per il ragazzino, uso tante accortezze, imponendo ai suoi genitori le stesse abitudini e precauzioni. Quando la mia ragazza mi ha sbattuto la porta in faccia dicendo che “non se la sentiva di baciare uno che sta 24 ore con uno malato grave” (!!!) le braccia mi sono cadute… In che mondo viviamo? Perché siamo caduti così in basso e indietro?!? Se hai una risposta, ti prego, aiutami… Sono basito e arrabbiato. Col mondo, con la mia ex, con i sedicenti “amici”… e non certo con un ragazzino gioioso e affettuoso come il mio assistito che merita tante attenzioni e tutto il mio affetto.


Salvatore

Caro Salvatore,

mi dispiace molto per quello che hai subito. Purtroppo al mondo c’è molta ignoranza e da questa scaturiscono parecchie cose brutte. Di certo il tuo assistito non ha nessuna colpa e neanche tu. Scusami, forse sarò dura. Ma credo che tu non abbia ancora trovato le persone giuste nella tua vita, capaci di andare oltre. O comunque non lo erano in questo momento per te. Ti assicuro che prima o poi arriveranno. Non mollare. Per quanto mi riguarda continuerò a battermi come giornalista affinché certe tematiche vengano rappresentate per quello che sono, oltre stereotipi e pregiudizi.

Buon miraggio,

Miraja

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